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02/12/2006 Il mio avvicinamento al surf
Nel mare, barca o tavola non contano, Conta l’uomo che le governa e l’attimo irripetibile in cui tutto scorre fluido come un’unica goccia d’acqua… (dalla "Filosofia del surf")
Questo breve articolo è per parlare del mio “avvicinamento” al surf, ad un mondo nuovo e affascinante che mi stimola ma allo stesso tempo spaventa, mettendomi a stretto contatto con le mie paure. Proprio per questo ho cercato di andare a fondo e di guardare oltre, di creare un mio modo di “vivere” un’esperienza al limite, appassionandomi alla lettura e anche nella scrittura di questa disciplina sportiva e culturale. Un giorno mentre ero in acqua con il mio bodyboard “sentivo” qualcosa che mi bloccava eppure i miei occhi non riuscivano a staccarsi da quelle onde, da quel “dono” che la Natura costantemente ci fa.Le osservavo e riflettevo: “L’onda è la navigatrice per eccellenza: solca interi oceani e mari ed approda su terre lontane. L’uomo utilizza la sua forza navigando su barche o surfando la sua cresta e si inserisce così armoniosamente nei suoi movimenti e nelle sue danze. L’acqua ed il gioco come rito e fonte di vita sono questi alcuni elementi che avvicinano da sempre l’uomo al mare ed al surf. Il mare, oltre ad essere un’entità naturale biologicamente indispensabile, rappresenta da sempre per l’uomo una meta, una sfida, una ricerca d’avventura,un bisogno di pace, uno stimolo eccitante e insieme una scoperta di tranquillità. Ma ancora di più, per l’uomo entrare nel mare è avvicinarsi all’essenza da cui ha avuto origine la vita stessa. E’ un confronto immediato con un’antica potenza, con la grandezza del mistero, della natura, del mito. L’accettare l’incontro/confronto con il mare di per sé è un "consentirsi di affrontare una nuova dimensione fatta di spazi e tempi diversi, tra l’oscurità dell’ignoto e la presenza del pericolo.” Ho sempre ritenuto le persone che surfano “ particolari”, una famiglia, una tribù, un gruppo, come fosse un elemento che ne caratterizza buona parte del carattere, del modo di essere, di muoversi e di vivere, ecco uno stile di vita vero e proprio, e la bravura sul surf è una dote talmente speciale da essere strettamente legata ad altre capacità, come il controllo della mente oltre che del corpo. Il surf è affascinante proprio perché a osservare bene non è solo remare e prendere un onda ma richiede il lavoro e lo sviluppo di altre capacità che diventano prima o poi indispensabili come fossero necessità: leggere e interpretare continuamente l’onda che vuoi surfare o che stai surfando, armonizzare i propri movimenti come in una danza, quella ricerca di equilibrio nel continuo di un tutt’uno con la tua tavola. Il surfista stabilisce una sintonia particolare con il proprio corpo e tanto maggiore è questa sintonia tanto più creativo ne risulta il proprio surf. Il fatto di poter provare sensazioni così uniche stimola la parte della mente legata alla creatività e al senso artistico. Nel surf come in tutte le discipline sportive tutto passa dal cervello; preparazione fisica, mentale e pratica sportiva sono del tutto complementari. La preparazione mentale sembra essere una nuova opportunità per arricchire il proprio surf. Oggi la performance di alto livello ha fatto apparire che, a parità di tecnica, la vittoria spettava a quello che aveva il maggior equilibrio mentale. Non c’è azione possibile senza la mente. Una capacità eccezionale e mutevole, generata da 9 miliardi di cellule del nostro cervello, che ci permettono di muoverci, di evolvere e a volte sublimare la natura. La psicologia moderna sembra avere una reale influenza sugli sportivi; a scuola di surf si può stimare al 50% la parte di influenza psicologica sulla pratica. Più tecnicamente si può dire che il rilassamento è fonte di equilibrio, le tensioni nervose o muscolari al contrario fonte di instabilità. Si deduce, quindi, come sia nell’interesse di ogni sportivo prepararsi, per gestire le proprie emozioni, reazioni, per riuscire ad immagazzinare l’energia in modo ottimale. Il timore dell’onda, degli altri surfisti, sono il riflesso della paura dell’annegamento; tutto ciò frena la progressione. Scritta nel DNA, questa propensione allo spavento, si gestisce con alcuni esercizi e soprattutto con l’esperienza. Yoga, meditazione, sofrologia sono strade che possono aiutare a raggiungere un equilibrio ma fondamentale è la motivazione, il sentirne il bisogno oppure esserne molto interessati. La psicologia possiede parecchi metodi concreti per analizzare i comportamenti e ottimizzare le performance. L’allenamento individuale per esempio, può favorire il dialogo interiore, la comprensione dei propri problemi (paura di non vincere, pressione). La pratica collettiva ottimizza la coesione di un gruppo, di una squadra, di un ambiente sociale. Si può dire che l’impegno del surfista dipenderà sia dalla rappresentazione mentale che ha del surf, che dalla rappresentazione emotiva che ha di se stesso nella disciplina. Questa preziosa sincronicità tra il surf e il corpo, la mente e l’onda, dona ricchezza alla personalità del surfista ed al suo ride. Lo stile è quindi lo specchio della nostra psiche in azione. Una delle tecniche più utilizzate è quella della “visualizzazione mentale”, le immagini mentali accelerano l’apprendimento delle abilità tecniche o strategiche. Ugo Benghozi, vice campione di Francia 2002 dice che “ bisogna ricordarsi tutte le sere, la sensazione provata durante una manovra giusta e creare due punti di vista: in azione e come spettatore dell’azione”. Attraverso la ripetizione mentale, la memoria immagazzina il gesto e l’apprendimento di questo si velocizza. Il cervello non fa la differenza tra un gesto effettuato fisicamente e mentalmente. Diventare “precisi” mentalmente significa riuscire a scomporre perfettamente la tecnica, i gesti nei dettagli: una posizione, un’apertura di spalle, un’impostazione dei piedi. La psicologia, al di là delle capacità del nostro cervello, sembra aprire degli orizzonti molto vasti… ...per non dire infiniti. Irene (Tirrenia Staff) a |
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