Surf Trip in Portogallo (Agosto 2005)
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Ho conosciuto Luigi in occasione del mio primo tattoo.
Allora studiavo a Napoli, andai al suo studio con un giornale di surf
e da allora è stato uno dei miei migliori compagni di onde oltre che un grande amico.
È stato lui a insistere per andare a fare questo viaggio.
Ero sempre restio dall’organizzare un viaggio sull'oceano ma il suo entusiasmo
e questa forte amicizia mi hanno portato una sera di luglio
a conoscere i nostri compagni di onda in una birreria di Salerno.
Alessandro voleva andare nella zona bassa del Portogallo,
“Algarve ragazzi, ci sono onde stupende”.
Ma luigi si era informato bene:
“we, laggiù è tutto reef, meglio Peniche, Supertubos, l’onda più lunga d’Europa,
sabbia, tubi e sole... ...eccezionale!”
Io non avevo guardato nulla ne in rete ne altrove.
Per me tutto questo erano fumi che vagavano per aria,
non avevo idea di nulla, avrei detto si a qualsiasi cosa, purchè oceano.
Comunque si decide per Peniche.
Il gruppo inizialmente era formato da me, Luigi, Alessandro, Valerio e Cristian.
Umbè quanti giorni vogliamo stare?
Me lo aveva chiesto Luigi appena io ho dato il mio consenso.
La mia risposta è stata istantanea: se andiamo sull’oceano si sta almeno 3 settimane.
Umbè non saranno tante?
Assolutamente no Luì…
...oceano ti rendi conto???
e le risate e il pensierio dell'oceano erano l'unica conclusione di queste osservazioni!!!
Prenotiamo il volo, si parte il 20 Agosto si ritorna il 13 settembre: totale 24 giorni…
Alessandro e Valerio staranno fino al 31 Agosto, mentre Cristian starà una settimana.
La fine di luglio rivedo per la seconda volta i miei compagni di viaggio,
scendevo da Napoli per arrivare in Calabria e mi sono fermato a surfare a Salerno.
Luigi era già li dalla mattina.
Siamo usciti dall’aqua alle 10 di sera e siamo andati a mangiare una pizza.
Alessandro lo inquadro subito come un sognatore,
sarà che adora la old school con il suo 9’1’’,
sarà il suo modo di fare, gentile e tranquillo,
sarà che era l’unico longboarder del gruppo non so,
comunque ho avvertito che per lui questo trip
era la realizzazione di qualcosa che desiderava tanto e da tanto.
L’armonia e l’eccitazione erano alle stelle, infatti la birra scorreva a fiumi.
Ricordo solo che mi sono trovato alle 3 di notte con la mia vecchia opel corsa
davanti a un ponte mai visto sull’autostrada Salerno-Reggio.
Stavo li a cercare di capire se ero completamente fuso di birra e stanchezza
o se effettivamente c’era qualcosa che non quadrava.
Ho risolto il dubbio quando un cartello mi indicava che ero a pochi kilometri da Potenza.
Avevo sbagliato qualcosa dalle parti di Battipaglia con le deviazioni.
Al primo bivio inverto e torno indietro.
Sono arrivato alle 5 in un secret a pochi kilometri da casa in Calabria,
ero sfinito ma poco meno di un metro d’onda,
un falò ancora acceso di alcuni ragazzi che stavano andando via
e le prime luci dell’alba erano un invito al quale
neanche la muta ancora bagnata poteva farmi rinunciare.
Il pensiero del primo viaggio oceanico rendeva tutto diverso.
Il 20 Agosto è arrivato presto, l’estate si sa, vola fra una serata e l’altra.
Le onde non mancavano quell’estate ma l’oceano era la meta.
Pochi giorni prima di partire Luigi mi chiama avvisandomi che si sarebbero uniti a noi
la fidanzata di Cristian e un’amica.
Quindi il gruppo sarà formato da 7 persone.
Io e Luigi ci troviamo a Roma la sera del 19.
Apriamo un bottiglia di cirò rosso e brindiamo a questa bella esperienza che ci aspetta.
Stendiamo i sacchi a pelo a terra e abbracciati ai bagagli ci facciamo qualche oretta di sonno
fino alle 5 quando arrivano gli altri da Salerno.
Riapriamo labottiglia di cirò per brindare tutti insieme e le 2 ore
che ci separano dall’imbarco passano presto.
Arriviamo a Lisbona e optiamo per prendere 2 macchine
visto che siamo 7 persone, 3 short e un longboard.
Carichiamo il tutto senza di certo passare inosservati
e ci dirigiamo verso Peniche.
Arriviamo dopo 140 kilometri.
Peniche, sembra di stare in un paese del Messico,
di quelli visti nei film, solo non fosse per l’aria di mare
e per le macchine di turisti che incrociamo,
così senza chiederci dove dormiremo iniziamo a visitare qualche surf shop.
Troppo eccitati cominciano le trattative per una tavola,
avevo deciso di comprarne una qua visto la spesa dell’imbarco
e gli amici che mi avevano detto che l’usato sull’oceano è molto conveniente.
Bush Man 5’11’’ Aloha is, come nuova riesco ad aggiudicarmela a 200 euro.
Chiaramente Peniche non si presenta come una città piena di locali e discoteche
ne tantomeno le spiagge sono quanto di meglio possa piacere alle ragazze
che intanto avevano fatto un giro e ci dicono chiaramente che a loro non piace.
Capiamo il loro punto di vista, discutiamo un po’ e quando la soluzione tarda ad arrivare
Luigi propone Ericeira a 70 kilometri verso Lisbona, metà strada,
sembra la soluzione migliore, io ancora non ho idea delle onde e del posto dove ci troviamo.
Ormai è sera quando arriviamo ad Ericeira, non riuscendo a trovare da dormire,
di comune accordo il gruppo si divide.
Cristian e le 2 ragazze vanno a dormire a Lisbona con una macchina,
noi andiamo in un campeggio, avevo portato la tenda così io e Valerio dormiamo in tenda
e Alessandro e Luigi in macchina.
Alle 6 in punto mi sveglio col pensiero di fare un giro
e vedere un po’ com’è l’oceano la davanti.
Esco dal campeggio, attraverso la strada e mi trovo di fronte a uno spot eccezionale
dove nei giorni seguenti avrò modo di conoscere Alessandro Marcianò
e di surfare più volte insieme a lui.
Ho modo di constatare che i portoghesi non amano surfare l’alba,
sarà che non hanno certo fretta che le onde possano finire da un momento all’altro
come succede da noi qua in Italia…
Comunque le onde superano abbondandemente l’altezza testa
e il posto si chiama Back Door (anche questo lo saprò dopo).
Mi precipito nella tenda a prendere la tavola ma aihmè la mia chiavetta fcs è italiana,
la mia bush man utilizza bicchierini che usano le misure leggermente + grandi
così sono costretto a rinunciare alla mia prima surfata.
Ritorno a guardare quelle splendide onde fino a quando Luigi mi avvisa sul cell
che sono tutti svegli pronti per cercare un posto dove stabilirci.
Senza girare molto
prendiamo in fitto un appartamento fino al 31 Agosto da una signora genitlissima.
2 stanze da letto, cucina, bagno, giardino con griglia e parcheggio.
Le ragazze intanto ci comunicano che dovendo stare una settimana
ed avendio perso già un giorno preferiscono rimanere a Lisbona con Cristian
e che comunque ci saremmo visti per surfare Caparica, a sud di Lisbona
o qua da noi se c’era qualche spiaggia più calda.
Il primo posto che troviamo per surfare si chiama “Foz do Lizandro”,
5 o 6 kilometri a sud di Ericeira, le onde quel giorno non erano il massimo,
mare molto attivo e solo io con la 5’11’ e Alessandro con il suo long tentiamo l’ingresso.
L’oceano attivo non è certo una passeggiata e in breve vari set consecutivi ci risputano a riva
dandoci modo di tentare giusto qualche take off.
Optiamo per spostarci e raggiungiamo il secondo spot, dal lato opposto.
Lo spot si chiama “The Rock” e a mio parere è fra i migliori che abbiamo surfato.
Le onde erano fra il metro e i 2 metri, 2 picchi + l’inside.
Long e short convivono senza problemi.
I più bravi surfano sul picco più esterno a oltre 200 metri da riva
mentre la maggior parte surfano il picco a 100 metri da riva
e chiaramente io sto a 100 metri da riva.
L’inside non è per niente male, supera il metro ma è stracolmo di ragazzini
che surfano veramente bene e difficilmente
il loro temperamento tempestoso lascia qualche onda libera.
Lo spot è su reef, per me splendido ma gli altri insistono per trovare spot su sabbia
e meno affollati perché sanno bene che ci sono…
…e li vogliono trovare.
Io intanto fra me e me decido che the rock e back door
saranno gli spot che surferò all’alba essendo l’unico mattiniero del gruppo
e potendo così soddisfare la mia voglia di “onda perfetta da reef”.
Nei giorni successivi abbiamo modo di surfare 2 o 3 volte
a 40 kilometri circa a sud di Lisbona, praia de Caparica, spot favoloso,
tutt’altro clima, spiaggia, ombrelloni, pieno di gente, acqua limpida, fondale di sabbia,
onda facile e capiamo pienamente la scelta di Cristian e le due ragazze di rimanere là.
Ma la nostra ricerca ci spinge fino a scoprire molti spot da Ericeira fino a Peniche.
Visitiamo la factory della Semente dove Mister Occhilupo ci lascia visitare
e osservare la sua creazione di tavole.
Veramente una bella emozione e il ragazzo che ci guida ci da molte dritte su vari spot della zona.
Arriviamo così a trovare Coxos proprio grazie alle sue indicazioni, e per di più mi avvisa
che si trovano da quelle parti anche il Lungo e Marcellino di Roma
che ho conosciuto qualche anno prima a Bova.
Coxos è lo spot più bello ma le onde di oltre 2 metri
e il livello altissimo ci fanno desistere dall’entrare.
Qualcosa però mi spinge a dire agli altri che io resto là un paio d’ore,
è ora di pranzo così mi rivolgo al gruppo:
“ragazzi andate a mangiare io voglio entrare fosse anche solo per guardare ma voglio entrare ”.
Mi prendono in giro e hanno ragione, entrare con quelle condizioni
e con quel livello altissimo è una follia.
Osservo un po’ come gli altri entrano ed escono.
C’è un unico ingresso, dalla scogliera e un'unica uscita,
se sbagli a prendere quel canalotto devi risalire la corrente e ritentare.
Raggiungo la line up senza troppe difficoltà e osservo questi ragazzi surfare
che mi sparano manovrone di ogni tipo a meno di 2 metri.
Sono eccitatissimo, so che sarebbe da folli tentare di prendere un onda con questo livello,
così resto per più di un ora a osservarli da li remando di tanto in tanto
per mantenere la posizione.
L’uscita è un po’ dura e al primo tentativo non acchiappo il canale.
Risalgo la corrente con non poca fatica e constato che anche i più bravi ogni tanto
sbagliano il canale, ma al secondo tentativo riesco ad uscire.
Sono eccitatissimo ma intanto comincio a rendermi conto che il minimo di onda
che stiamo surfando in prevalenza va dal metro e mezzo ai 2 metri
e la mia 5’11’’ supertirata non va bene, sbatte troppo e devo valutare cosa fare.
Il giorno dopo andiamo a Caparica e riesco a venderla a 280 euro.
Subito dopo entro in un surf shop e compro una DHD parko model 6’3’’
Fin da subito capisco di aver fatto un’ottima scelta.
Nei giorni seguenti col gruppo surfiamo Santa Cruiz, altro spot di sabbia e Sao Lorenco
dove purtroppo Alessandro si fa male a una spalla.
In farmacia l’unica soluzione che gli consente di surfare gli ultimi 3 giorni è il Voltaren.
Il 31 partono anche lui e Valerio, Cristian e le 2 ragazze sono partiti già da 3 giorni
così restiamo io e Luigi.
Il giorno dopo partiamo la mattina presto per Peniche, destinazione supertubos.
Arriviamo e troviamo il mare liscio ma oltre 30 persone a meno di 100 metri da riva.
Ci chiediamo cosa cavolo stia succedendo.
Sta anche qualche fotografo piazzato sulla spiaggia e un po’ di gente.
Qualcosa ci dice di iniziare a indossare la muta.
Mentre ci cambiamo la vediamo nascere dal nulla.
È quasi 3 metri e remarla significa mettersi in testa di prenderla e non sbagliarla
perché supertubos non perdona.
Rompe su un fondale di sabbia e qualche pietra ma molto basso,
così basso che non ti molla se non dopo averti frullato bene per almeno una trentina di metri.
Ho modo di rendermene conto al secondo tentativo e fortuna vuole
che la mia tavola resta illesa.
Dopo aver visto un tizio uscire con la tavola troncata in 2 mi sposto a surfare
il picco poco distante che comunque tocca tranquillamente i 2 metri.
Luigi fa altrettando.
Sulla line up ci perdiamo spesso di vista, siamo veramente tanti
e ogni volta che i nostri sgaurdi si incontrano sembra ci diciamo sempre la stessa frase:
“Hai visto quando caxxo sono belle!!!!????”
Nei nostri discorsi l’esclamazione è sempre la stessa: “OCEANOOOO!!!”
Torniamo più volte a supertubos nei giorni successivi
e quando lo troviamo piatto perché richiede una bella spinta per funzionare
surfiamo Baleàl una decina di kilometri più a nord.
A vista d’occhio di supertubos surfiamo qualche volta Mole lest,
all’interno di una baia poco distante dal porto di Peniche,
un’onda molto tranquilla che raggiunge facilmente il metro e rotola su sabbia.
Nei giorni a seguire alterniamo Peniche ad Ericeira dove incontro nello spot di “The Rock”
Il Lungo e Marcellino inconfondibile con la sua muta verde fluo
e perfettamente a suo agio sulle onde oceaniche.
Gli ultimi giorni surfiamo molto nel primo spot trovato,
Foz do Lizandro che regala picchi di 2 metri e dopo 23 giorni di oceano
e diversi spot surfati abbiamo fatto un po’ l’abitudine a duck dive di ogni genere.
Anche la convivenza con i locals è tranquillissima.
I portoghesi sono eccezionali e facilmente riesci a farti amicizie sulla line up
se rispetti le partenze e se sai aspettare il tuo turno,
magari lasciando l’onda di sicuro la prossima non te la tocca nessuno,
anzi ti incitano pure a prenderla.
Molti di loro lavorano nei surf shop, ci danno sempre le previsioni
per il giorno dopo indicandoci gli spot migliori
e là li incontriamo a surfare per condividere le onde fino a tramonto inoltrato.
Loro surfano fino a buio.
La sera è di rito la birra al locale “La luna” o la capirignha (si scrive così?) a un localino dove
conosciamo altri ragazzi italiani.
Per mangiare ci sono molti ristoranti e trattorie con prezzi molto abbordabili
ma mangiamo fuori in poche occasioni.
Nei market troviamo tutto ciò che ci occorre per cucinare da soli.
Favolosi i panini con cicoli e salsiccia fatti su dei forni a legna montati
su dei rimorchi di camion a bordo strada.
Negli ultimi 13 giorni che siamo rimasti con Luigi abbiamo preso in fitto
un’appartamento a piano terra di una villatta con un husky in giardino.
Era bellissimo la sera dopo la doccia sdraiarsi sul prato con un bicchiere di porto
e il cane che ti faceva da cuscino.
Per concludere posso dire di aver fatto un trip bellissimo in compagnia di un grande amico
e di aver conosciuto degli ottimi ragazzi con i quali purtroppo
a causa dei rispettivi impegni e della distanza
riesco a vedermi poco o niente, ma che sento sempre con piacere.
A quanto si spende fra volo e macchina forse la soluzione migliore
sarebbe partire con una macchina dall’Italia e optare o per Francia-Spagna e Portogallo
oppure imbarcarsi con la macchina a civitavecchia per raggiungere
Barcellona e proseguire fino al Portogallo.
Se non hai un mezzo per muoverti difficilmente riesci a surfare tutti i giorni.
Gli spot funzionano con condizioni totalmente diverse fra loro e capita facilmente
di cambiare anche 2 o 3 spot in una giornata.
La mia giornata tipo era sveglia alle 6 per surfare the rock o back door fino alle 9,
raggiungere gli altri, fare una seconda colazione e surfare fino alle 2 o le 3,
andare a mangiare, riposare un oretta, rientrare in acqua verso le 5
(spesso lo spot serale per eccellenza era Foz do Lizandro)
e uscire verso le 9 di sera quando si distinguevano solo le ombre sulla line up.
Il paesaggio è fantastico.
Da visitare Peniche, Cruz do Remedio e Papoa.
Per il resto Ericeira si presenta come un paesino dove la pesca e i surf shop
sembrano essere le maggiori attività.
Quando siamo tornati in Italia ci siamo ripromessi di ritornare
per stare anche oltre 23 giorni.
Come muta ho usato la 3/2 perché la maggior parte degli spot
hanno un minimo di corrente che ti costringe a muoverti sempre
ma i più usavano la 4/3.
Un doveroso grazie a tutto il gruppo ma in particolar modo a Luìs Tattoo
per aver sopportato la mia “capatosta” per 23 giorni,
sperando che i piatti cucinati siano stati all’altezza della fame
che le sessioni oceaniche generavano…
Al prossimo trip!!!
Nòah!
